Quali alimenti fanno bene a denti e gengive?

Cosa mangiare e cosa evitare per la salute dei nostri denti

“Prevenire è meglio che curare” è uno slogan evergreen ed è una santa verità. Quando parliamo di salute ed igiene della bocca spesso tralasciamo un importante particolare: ciò che mangiamo.
Ci hanno insegnato che “siamo ciò che mangiamo”, niente di più vero. Per la nostra salute fisica e mentale è fondamentale dare importanza a ciò che mangiamo, e lo è anche per la salute dei nostri denti. Non conta solo quando e come li laviamo, ma anche cosa mastichiamo e quando.
Di seguito riportiamo un articolo esaustivo su che alimenti facciano bene ai nostri denti e quali invece non fanno propriamente bene. Ciò che vi raccomandiamo è comunque sempre una pulizia quotidiana ottimale dei denti e sedute di igiene presso un dentista ogni sei mesi.
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Alimenti che fanno bene ai denti e combattono la carie

Esiste una stretta correlazione tra la salute dei denti e gli alimenti che essi debbono masticare. A tal proposito, i cibi ingeriti possono essere distinti in:

  • cariogeni: risultano lesivi per il dente ed aumentano sensibilmente il rischio carie;
  • cariostatici: azione neutra, non hanno effetto diretto sulla carie;
  • anticariogeni: contrastano la formazione della carie.

Tra gli alimenti anticariogeni rientrano in generale tutti quei cibi che:

  • richiedono una masticazione più robusta, durante la quale detergono e massaggiano meccanicamente denti e gengive;
  • contengono minerali preziosi per la salute dello smalto, come calcio e fluoro;
  • favoriscono la crescita di batteri benefici nel cavo orale;
  • non sono appiccicosi (non si attaccano ai denti e al bordo gengivale);
  • non sono acidi;
  • hanno un contenuto di zuccheri nullo o estremamente basso.

Esempi di alimenti che fanno bene ai denti e combattono la carie:

Una menzione particolare va fatta per gli alimenti

Per quanto riguarda i chewing-gum senza zucchero, questi possono essere considerati “alimenti” anticariogeni. Lo xilitolo, ormai onnipresente in questi prodotti, pur avendo un certo potere rinfrescante e dolcificante non viene attaccato dai batteri della placca ed esercita una blanda attività antibatterica. Inoltre, la masticazione dei chewing-gum stimola la produzione di saliva, la quale favorisce la detersione e la rimozione dalle superfici dentali dei residui alimentari, oltre ad espletare un’azione “disinfettante” nei confronti dei batteri. Ovviamente, le gomme da masticare non possono e non devono sostituire una corretta igiene orale con spazzolinodentifricio e filo interdentale.

Gli alimenti anticariogeni andrebbero consumati preferibilmente alla fine del pasto e come spuntini. Inoltre, se abbinati a cibi cariogeni (perché appicicosi, molto acidi, ricchi di zuccheri ecc.) ne riducono gli effetti dannosi.

Alimenti che fanno male ai denti e causano la carie

La salute dei denti è fortemente influenzata dalla dieta, che a seconda dei casi può prevenire o favorire la formazione della carie.

Esistono infatti alcuni alimenti che fanno male ai denti perché provocano erosione dello smalto e favoriscono la crescita dei batteri responsabili della carie. Tali alimenti, detti cariogeni, possiedono una o più delle seguenti caratteristiche:

Pertanto gli alimenti più cariogeni in assoluto sono quelli acidi e zuccherati (come molte bevande tipo cola) e quelli ricchi zuccheri e appiccicosi (caramellocioccolatamarmellata, caramelle gommose, lecca-lecca, torrone ecc.).

Oltre alla qualità del singolo alimento, è molto importante considerare il momento della giornata in cui lo si consuma, la frequenza di consumo e l’abbinamento con altri cibi. A tal proposito:

  • è preferibile consumare alimenti cariogeni ogni volta che è possibile lavarsi i denti.
    Molto importante, quindi, evitare il consumo di questi alimenti come merenda o spuntino fuori casa, o come fine pasto nel caso non sia poi possibile lavarsi i denti;
  • è preferibile consumare alimenti cariogeni saltuariamente; infatti, più che la quantità di zucchero del singolo pasto è importante la frequenza di consumo dello stesso. Se ad esempio si mangiano frequentemente caramelle, si crea continuamente un ambiente acido che favorisce l’aggressione dello smalto; per tale motivo, è sicuramente meno dannoso mangiare 5 caramelle in una volta che 5 caramelle in 5 momenti diversi della giornata
  • dopo il consumo di alimenti cariogeni è consigliabile consumare cibi che fanno bene ai denti e combattono la carie (detti anticariogeni), come frutta secca a guscio (nocimandorle ecc.), frutta fresca non acida (es. mele o pere con buccia), verdure fibrose e crude, formaggi stagionati e latticini.

In caso di denti già compromessi dalla carie o già sottoposti a terapia endodontica (otturazione), bisogna prestare attenzione anche al consumo di alimenti molto duri. Un tipico esempio è dato da torroni, torroncini, noci, castagne e nocciole. In questi casi, il rischio è la frattura di qualche dente.

Cariorecettività: cosa significa e test per determinarla

La cariorecettività esprime il grado di predisposizione individuale alla patologia cariosa; in altre parole ci dice quanto un soggetto è suscettibile a problemi di carie.

Nel linguaggio odontoiatrico si parla di paziente cariorecettivo quando una persona risulta particolarmente predisposta alla patologia cariosa.

La carie è il frutto degli ingenti quantitativi di acidi prodotti da alcuni batteri che proliferano nel cavo orale. Tali microbi si nutrono dei residui di zucchero derivanti dall’attività masticatoria degli alimenti.

Oltre a questi batteri, detti cariogeni, nel cavo orale albergano molte altre specie microbiche ed è proprio l’equilibrio che si viene a creare tra questi microrganismi ad influenzare pesantemente il livello di cariorecettività dell’individuo.

Nella determinazione della cariorecettività individuale grande importanza è ricoperta dal pH salivare; una saliva tendenzialmente basica, infatti, si oppone agli acidi prodotti dalle specie cariogene proteggendo lo smalto e prevenendo la carie. Viceversa, una saliva tendenzialmente acida eleva il rischio di patologia cariosa. Nella saliva, oltre ai bicarbonati che tamponano l’acidità, vi sono anche sostanze, come il lisozima, ad azione antibaterrica; anche le quantità di saliva sono quindi importanti nel determinare il grado di cariorecettività, per cui tanta più saliva viene prodotta e tanto minore è il rischio di carie.

Per determinare la cariorecettività esistono degli appositi test, sicuri e indolori, che valutano il flusso salivare, il pH salivare e la concentrazione salivare di batteri cariogeni (lattobacilli e Streptococchi mutans). Un alto livello di cariorecettività impone di curare con particolare attenzione l’igiene orale domiciliare, limitando il più possibile il consumo di alimenti cariogeni ed eventualmente intraprendendo – sotto supervisione del dentista – un trattamento di fluoroprofilassi.

Per concludere, è opportuno ricordare che la flora orale si adatta alle abitudini alimentari e all’igiene orale dell’individuo; pertanto, se la dieta è ricca di zuccheri e l’igiene orale scarsa, la saliva si presenterà ricca di batteri cariogeni e acida per l’attività degli stessi. Questa considerazione ridimensiona l’utilità dei test per la cariorecettività, dato che in molti casi sono un metodo costoso per arrivare alla solita, importantissima, raccomandazione di curare maggiormente l’igiene orale e la dieta per prevenire la carie.

Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/Foto/Carie/Cariorecettivita.html

Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/Foto/Dieta_e_salute_dei_denti/Alimenti_che_causano_la_carie.html

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